E se io non fossi solo un fantasma? Urlavo e urlavo e l’unica cosa che avevo era una palla dorata.

E’ vero o non è vero? C’è o non c’è?

Sono anni che osservo le persone che passano da questo luogo sussurrarsi sempre le stesse domande. Li vedo eccitati e al tempo stesso impauriti. Scattano a ogni piccolo rumore, soffio del vento e scricchiolio del pavimento.

Io lo so, che sono qui per me. Sono qui per vedere il fantasma(così mi chiamano loro) di una bambina, bambina di cui ormai ho solo l’aspetto e forse anche la mentalità, nonostante tutto il tempo che è passato. Portano le loro innumerevoli attrezzature che chiamano registratori, monitor e rilevatori.

Ma non sanno che anche i fantasmi sentono il peso del tempo. Peso che grava sull’anima che rimane legata al luogo. Perchè rimango qui? Perchè non riesco a trovare pace? Forse semplicemente sto aspettando qualcuno che mi aiuti a trovare una risposta o qualcuno che possa aiutarmi a capire realmente cosa mi sia successo, invece di venire qui solo per indagare e sentirsi soddisfatti se li spavento a morte. Chiedo aiuto o sussurro mamma, papà… perchè sono anni che non li vedo, chiedo se sanno dove siano.

Mi ricordo ancora la solitudine che ho provato, la paura e il non sapere più che cosa fare… una bambina che si è ritrovata senza nessuno. L’avvanzare degli anni,  corpo e anima uguali eppure sentirsi invecchiare. Tocco l’unico oggetto che ho avuto sempre con me e mi teletrasporto a quel giorno, che per me non è poi così lontano.

Era il 21 giugno 1375, il solstizio d’estate. Sentivo le cameriere e le donne che lavoravano in tutto il castello, parlarne, e anche le guardie. A  me la cosa non cambiava molto, avevo la mia palla, avevo i miei giochi ed ero una bambina felice, nonostante tutto. Avevo 5 anni per cui ero anche abbastanza coccolata. In quei giorni ero un po’ triste perchè mio padre era dovuto partire per la guerra, e fuori vi era una delle più brutte tempeste degli ultimi anni, tutti dicevano. E io gli credevo, perchè era da quando ero nata che non mi era permesso uscire dalle mura del castello e nemmeno affacciarmi, a quello che doveva essere un mondo del tutto diverso da quello in cui vivevo. Mia madre mi aveva affidato a due guardie e si era raccomandata di fare la brava, mentre lei sarebbe stata impegnata con alcune questioni da risolvere legate al castello. Stavo giocando con la mia piccola palla, e passando davanti a uno specchio mi fermai a osservarmi: avevo un vestitino bellissimo e mi piaceva far ruotare la lunga gonna. Era stato l’ultimo regalo del mio quinto compleanno, da parte di mia madre e mio padre. Osservai i miei occhi azzurri, che si intonavano ai colori “dei non ti scordar di me” ricamati sul vestito, la mia pelle bianca che rifletteva la luce dei gigli e i miei capelli…tutti mi dicevano che ero speciale perchè ero nata con i capelli bianchi (albina mi dicevano), mia madre riteneva che sarebbe stato un bene tingerli di nero, così che nessuno avrebbe potuto aproffittare con cattiveria di me(voleva proteggermi ed era anche il motivo per la quale non mi era permesso uscire), ma invano.  Quel giorno in cui mia madre tentò di tingerli, i miei capelli in una specie di ribellione, non tennero il colore e cambiarono ancora una volta, diventarono azzurri come i miei occhi. Ricordo ancora la faccia di mio padre nel vedermi azzurra come il cielo, come diceva lui “Azzurrina!”, e penso, che se già prima pensasse che fosse meglio non farmi uscire…. mi rinchiuse nel castello per sempre. Ma quel giorno ero felice lo stesso, stavo correndo per i corridoi con la mia palla, finchè non la lanciai con impeto davanti a me, senza accorgermi delle scale. Mi voltai indietro e non vidi le guardie (avevano il vizio del bere, per cui a me non badavano più di tanto), la mia palla era caduta giù per le scale e io iniziai a correrci dietro. Ed è proprio così che la mia vita cambiò: correvo, correvo, la palla non la trovai più. L’oscurità mi circondò, iniziai a piangere e a urlare, urlavo il nome di mia madre, di mio padre, ma nessuno accorreva.

Mi ritrovai per un corridoio, la palla ai miei piedi, la luce della luna che entrava dalle finestre. Presi la palla in mano, mi guardai intorno,  chi mi avrebbe potuto dire qualcosa se avessi sbirciato ora? Ero una bambina così curiosa….Ero curiosa di cosa ci fosse là fuori. E fu proprio in quel momento che vidi uno di loro per la prima volta. Aveva in mano un oggetto che emetteva degli strani rumori, lo puntò verso di me e osservando meglio iniziò a urlare “Eccolaaaaaaaaaaaaa, venite tutti l’ho vista!! Ho visto il fantasma di Azzurrina”.

Fantasma?

Con il passare degli anni, nonostante la mia forma, la mia anima invecchiava e potei sentire da queste persone, che tutt’ora si sfidano a passare la notte nel castello, che io ero morta. O meglio, nessuno poteva dire con certezza che cosa fosse successo quel 21 giugno.  E più li ascolto più mi viene da urlare e urlo, urlo, ma loro non capiscono.

Mi considerano un mostro e la cosa, le prime volte mi faceva star male, perchè all’inizio ero realmente una bambina, ma…in tutti questi anni sono cambiata.

Ebbene, quello qui sopra è un racconto che ho inventato basandomi sulla storia del fantasma del castello di Montebello a Rimini, il fantasma di Azzurrina.

La quale storia dice veramente che nel giorno del solstizio d’estate questa bambina di 5 anni albina, denigrata da tutti perchè si associavano alla stregoneria il suo aspetto, e rinchiusa nel castello dai genitori per protezione, sparì, rincorrendo la sua palla giù per le scale.

E qui nessuno sa cosa le sia successo perchè non la trovarono nè viva nè morta. Si sa solo che quelle due guardie che dovevano badarle accorsero giù per le scale dopo aver sentito un forte urlo provenire da lì.

Ci sono numerevoli scienziati e studiosi che ogni anno vanno al castello a studiare i fenomeni che succedono. In passato sono anche documentati l’apparizione del fantasma di azzurrina e la sua voce registrata che chiamava sua madre.

L’avevate mai sentita questa leggenda? Avete mai visitato il castello? Fatemi sapere se anche nelle vostre città vi sono fantasmi simili che popolano luoghi misteriosi.

A.

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