Vieni con me che ti porto per mano in un mondo più bello! Realtà virtuale a me!

Tempo fa un amico mi fece venire a conoscenza di un anime di nome Sword Art Online. Ovunque si parlava di questo SAO e dopo parecchio tempo che ne sentivo parlare mi decisi a vederelo.
Di cosa parlava? Parlava di un mondo in cui il settore dei videogiochi era in crescente sviluppo. Vedevi il protagonista mettersi un casco ed entrare personalmente nella realtà di gioco, proprio come se si fosse catapultato in un altro mondo. Aveva un’alternativa alla realtà di tutti i giorni e aveva fatto della sua passione un lavoro.
Ma oggi non parlerò di SAO, che riprenderò in un successivo articolo, parlerò del risultato che ha avuto questo anime in quel determinato momento.

Mi chiesi come sarebbe stato il mondo se fosse esistita davvero la possibilità di catapultarsi all’interno di un mondo scelto da noi, come potrebbe essere vivere un’avventura in prima persona, essere noi quelli che combattono e non solo il personaggio che comandiamo attraverso un joystick o unatastiera.
Non molto tempo dopo questo anime portò con se queste considerazioni: le persone hanno iniziato a cercare su internet se davvero esistessero dei caschi o dispositivi come quelli citati nel anime e quello che una volta era un sogno, una fantasia, ora la possiamo vedere realizzata.
Zitti zitti, quatti quatti, le più grandi case produttrici di videogiochi, console e piattaforme di gioco varie, compresi computer, collaboravano a rendere realtà, la cosidetta realtà virtuale.

Da sogno e fantasia a verità.
Nessuno si aspetta o è a conoscenza che le prime citazioni a una cosidetta realtà alternativa risalgono agli anni 50, dove Morton Heilig scriveva di un”cinema esperienza” e costruì un prototipo della sua visione, chiamato Sensorama, nel 1962, insieme a cinque film che questo apparecchio proiettava e che coinvolgevano molti sensi (vista, udito, olfatto, tatto). Costruito prima dei computer digitali, il Sensorama era un dispositivo meccanico che funziona ancora oggi.
Ma il termine realtà virtuale nasce solo verso gli anni 90 dove veniva già associato al termine cyberspazio.

Attualmente, è ancora semplice stabilire la differenza tra l’esperienza in un ambiente reale e in uno virtuale: se infatti le immagini simulate stanno guadagnando un buon livello di successo, altri sensi non vengono correttamente simulati (olfatto e tatto sono al momento poco sfruttati).

La tipologia più sfruttata di simulazione di realtà è proposta attraverso il 3D.
Il termine realtà virtuale durante gli anni 90, è in seguito caduto quasi del tutto in disuso, è più comunemente usato in senso metaforico, per indicare una serie di menzogne che una persona è costretta a credere, oppure illusioni in cui un individuo si rifugia.

Nel 2015 non si parla più di una realtà virtuale ma della realtà aumentata (augmented reality) che intende mescolare la percezione della realtà circostante con immagini generate al computer, in grado di fornire informazioni aggiuntive all’utente senza impedirgli di muoversi ed interagire con l’ambiente nativo e realmente in grado di teletrasportaerti all’interno di un videogioco scelto da te, tra i pochi che sono usciti sul mercato con tanto di possibilità di manipolazione oggetti.

Invenzioni:
-visore – un casco o dei semplici occhiali in cui gli schermi vicini agli occhi annullano il mondo reale dalla visuale dell’utente. Il visore può inoltre contenere dei sistemi per la rilevazione dei movimenti, in modo che girando la testa da un lato, ad esempio, si ottenga la stessa azione anche nell’ambiente virtuale.
-auricolari – trasferiscono i suoni all’utente.
-wired gloves (guanti) – i guanti rimpiazzano mouse, tastiera, joystick, trackball e gli altri sistemi manuali di input. Possono essere utilizzati per i movimenti, per impartire comandi, digitare su tastiere virtuali, ecc.
-cybertuta – una tuta che avvolge il corpo. Può avere molteplici utilizzi: può simulare il tatto flettendo su se stessa grazie al tessuto elastico, può realizzare una scansione tridimensionale del corpo dell’utente e trasferirla nell’ambiente virtuale.

Alcuni ipotizzano che queste periferiche potranno un giorno essere sostituite da sistemi collegati direttamente al cervello (cosiddetto wetware) proprio come in SAO.
Siamo stati catapultati in una parte di mercato di cui nessuno si sarebbe mai aspettato.

Cosa succederà in futuro? E voi vorreste un’avventura alla SAO? Fatemi sapere un vostro parere!

A.

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