OMG Robin Hood italiano – l’origine e la fine impropia

Questa è la triste storia di Stefano Pelloni
In tutta la Romagna chiamato il Passatore.
Odiato dai signori, amato dalle folle.
Dei cuori femminili incontrastato re.

Su Forlimpopoli è scesa la notte
il cielo cupo e pieno di pioggia.

Tutta la gente già chiusa in teatro
lungo le mura serpeggia il mistero.

C’è l’intervallo poi s’alza il sipario
si sente un urlo si leva il terrore.

Fra dieci uomini in mezzo alla scena
Spunta la sagoma del Passatore.
Questa è la triste storia di Stefano Pelloni
In tutta la Romagna chiamato il Passatore.
Odiato dai signori, amato dalle folle
Dei cuori femminili incontrastato re.

Con un sorriso saluta la folla
Poi guarda i palchi dei ricchi padroni

Li vuole tutti inchinati ai suoi piedi
In compagnia di venti scudoni.
ad uno a uno gli portano I soldi
Nel loro cuore c’è l’odio e il terrore

e una fanciulla dagli occhi di mare
Chiama il Pelloni gettandogli un fiore.
Questa è la triste storia del Passator Cortese
Che sul Lamone un giorno morì per tradimento.
Portato lungo i borghi per farlo disprezzare
Ci fu per lui chi pianse, chi un fiore gli gettò.

C’era una volta 150 anni fa in Romagna il Robin Hood italiano, anche se in comune con lui aveva ben poco: sì, rubava ai ricchi e non mancava di donare ai poveri e agli amici, che lo aiutavano e l’ospitavano, per cui venne chiamato il passator cortese.

Passava la propria vita a rubare continuamente per un proprio sfizio di crearsi una fama e diventare così leggenda, unito a intelligenza acuta e a notevoli doti di stratega e organizzatore.

Il ragazzo qui presente si chiamava Stefano Pelloni e nacque a Boncellino nel comune di Bagnacavallo nel 1824.

Iniziò la sua “carriera” dopo aver passato la serata in una bisca in una locanda, dove per sbaglio, in una rissa per colpire un uomo con un sasso prese in pieno una donna incinta e gli procurò un aborto con la successiva
morte della stessa.

Da qui l’incarcerazione, dove ben poco rimase perchè riuscì a scappare e a iniziare così una serie di dentro e fuori da prigioni in vari luoghi dove ogni tanto veniva catturato, ma ogni volta scappava.

Iniziò le rapine infallibili(andavano sempre, ma sempre a segno)e insieme ad alcuni compagni, dopo essere riuscito a mettere a punto il piano spariva nel nulla senza lasciare traccia.

Ogni tanto regalava un po’ del suo bottino ai poveri, agli amici e a quelli che lo aiutavano a nascondersi e rifocillarsi, quando ne aveva bisogno e questo contribuì a creargli la fama di brigante gentiluomo con cui era conosciuto e addirittura stimato da quelli che non vedevano in lui una minaccia, come i ricchi e le forze dell’ordine.

In questi buii tempi, gli animi della gente erano fomentati da ideali di libertà ed eroismo, i repubblicani vedevano in lui un uomo indomito e insofferente al potere, un simbolo della lotta contro il governo non voluto e  lo ammirano, quando in realtà al Passatore la politica non interessa.

Era seguito anche da una triste fama per alcuni atti di efferata crudeltà.

Il Passatore, così soprannominato perché figlio di un traghettatore di fiume, uomo coraggioso e di maschia bellezza, compì imprese uniche nella storia e inimitabili, come nel caso di Forlimpopoli: Una sera, ovvero il 25 gennaio 1851, con la sua famigerata banda occupò il Teatro Municipale durante una rappresentazione, dove tenne in ostaggio tutta la cittadinanza presente mentre mandava i suoi compari a rapinare le case dei presenti benestanti, poi, raccolto un bel bottino, salutò tutti molto cortesemente e sparì impunito con in sottofondo la musica dell’orchestra.

Sono inoltre numerose e famose le sue invasioni d’interi paesi, messi sottosopra in una sola giornata.

Apprezzava il coraggio e l’astuzia, accettava la paura, ma non perdonava assolutamente il tradimento e la viltà che venivano puntualmente puniti con morti orribili.

Quest’uomo forte e imprendibile, amato dalle donne e dai bambini, le prime soggiogate dal suo fascino e dal personaggio valoroso, i secondi dall’eroe da imitare, sapeva essere spietato e temibile con chi non era dalla sua parte o tradiva la sua fiducia ed ebbe sulla sua coscienza più di venti assassinii.

Ma non poteva durare a lungo tutto ciò. Molti della sua banda vennero catturati e sotto la minaccia di morte rivelavano la posizione del capo e i suoi nascondigli.

Ma se non veniva fucilato dai gendarmi, ci pensava lo stesso Passatore a sistemarlo e qualcuno assicura che era meglio morire nella prima maniera.

C’erano poi le taglie messe sulla sua testa, anche se per quattro anni non convinsero nessuno a tradirlo, perchè tanto temuto e tanto ammirato. Quando però, la taglia arrivò a tremila scudi (una bella cifra per allora), qualcuno cedette. Proprio grazie a uno di quelli che egli aveva sempre cercato di rispettare e qualche volta aiutare, per intascare la grossa taglia posta sulla testa, rivelò l’ubicazione del capanno dove egli si nascondeva in quella primavera del 1851.

Così, alle dieci di mattina del 23 marzo, in mezzo alla campagna romagnola da lui tanto amata, nei pressi di Russi, a neanche ventisette anni, finì violentemente la vita di Stefano Pelloni detto il Passatore.

Da notare:

-esiste una canzone famosa su di lui;

-esiste un racconto di Pascoli che parla di lui;

-esiste la sua immagine per etichettare del buon vino.

E voi la conoscevate questa storia? Se si, commentate!
p.s se conoscete leggende provenienti dalle vostre città lasciatemi un commento e ben presto ci farò un articolo!

A.

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